Il Boscaiolo di Latta
Il giorno dopo la strada entrò in un bosco fitto e umido. Mentre lo attraversavano, sentirono un lamento sordo che veniva da dietro gli alberi.
Trovarono, in mezzo a una radura, un uomo fatto interamente di latta: braccia, gambe, testa, tutto. Aveva un’ascia alzata sopra la spalla ed era completamente immobile, arrugginito dalla pioggia.
«L’oliatore,» riuscì a dire a fatica, muovendo appena le labbra. «Nella capanna.»
Dorothy corse a prenderlo e insieme allo Spaventapasseri gli oliò le giunture del collo, delle braccia, delle gambe, finché il Boscaiolo poté finalmente muoversi e abbassare l’ascia. «Sono rimasto fermo qui più di un anno,» sospirò. «Grazie. Mi avete salvato la vita.»
Raccontò la sua storia: un tempo era un boscaiolo in carne e ossa e stava per sposarsi con una ragazza mastichina, ma una fattura malvagia gli aveva fatto perdere pezzo dopo pezzo tutto il corpo, e ogni volta un fabbro gliene aveva rifatto uno di latta. Alla fine era diventato tutto di metallo — ma nel petto non gli era rimasto niente.
«Non ho un cuore,» disse. «E senza cuore non si può amare nessuno. Questa è la cosa peggiore che mi sia capitata.»
«Vieni con noi da Oz,» disse Dorothy. E il Boscaiolo si unì al gruppo, con la sua ascia in spalla e l’oliatore nel cestino, camminando con quel suo passo che tintinnava piano a ogni movimento.