Il Mago di Oz

Il Leone Codardo

Capitolo 5 di 12

Il bosco si fece più buio e più fitto. All’improvviso, con un ruggito spaventoso, un enorme leone balzò sulla strada.

Con una zampata mandò a gambe all’aria lo Spaventapasseri e con l’altra colpì il Boscaiolo, che rotolò sull’erba senza farsi niente. Poi il Leone spalancò la bocca verso Toto, che gli abbaiava contro grande come una scarpa.

Dorothy non ci pensò nemmeno un secondo: si mise in mezzo e diede uno schiaffo sul naso alla bestia. «Vergognati!» gli disse. «Sei grande e grosso e vai a prendertela con un cagnolino. Sei solo un vigliacco!»

E il Leone, con enorme stupore di tutti, si mise a piangere.

«Lo so,» singhiozzò, asciugandosi gli occhi con la punta della coda. «Lo so benissimo. Tutti mi chiamano il Re degli Animali, e io ruggisco forte perché è l’unica cosa che mi riesce bene. Ma dentro ho una paura terribile di tutto. Se un pericolo arriva davvero, io scappo. Non ho coraggio.»

«Forse Oz può darti il coraggio,» disse Dorothy asciugandogli il muso. «Vieni con noi.»

Così il gruppo diventò di quattro: una bambina che voleva tornare a casa, uno spaventapasseri che voleva un cervello, un boscaiolo di latta che voleva un cuore e un leone che voleva il coraggio. E Toto, che non voleva niente e stava benissimo così.

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