Il campo di papaveri
Superato il bosco, la strada di mattoni gialli sbucò in una campagna aperta. E davanti a loro si stese un campo immenso di papaveri rossi, così fitti che sembravano un tappeto acceso fino all’orizzonte.
«Che meraviglia,» disse Dorothy. Ma quel profumo dolcissimo era pericoloso: chi respirava a lungo l’aria dei papaveri si addormentava e non si svegliava più.
Lo Spaventapasseri e il Boscaiolo, che non respiravano, non sentirono niente. Ma Dorothy cominciò a sbadigliare, poi Toto si accucciò e chiuse gli occhi, poi il Leone rallentò. «Corriamo,» disse il Boscaiolo. Il Leone fece un ultimo balzo disperato: «Non ce la faccio… correte voi…» e crollò addormentato in mezzo ai fiori.
Lo Spaventapasseri e il Boscaiolo presero Dorothy e Toto in braccio e li portarono di corsa fuori dal campo, fino all’erba pulita. Ma il Leone era troppo pesante: dovettero lasciarlo lì.
Mentre si disperavano, videro una gattina selvatica inseguire un topolino grigio. Il Boscaiolo, che aveva un gran senso della giustizia, fermò la caccia con l’ascia e salvò il topo.
Era la Regina dei Topi da Campo. «Ti sono debitrice,» disse. «Chiedimi quello che vuoi.» «Aiutaci a portare fuori il nostro amico Leone,» rispose il Boscaiolo.
La Regina fischiò, e in pochi minuti arrivarono migliaia e migliaia di topolini. Il Boscaiolo costruì un carro con dei rami; i topi furono legati al carro con degli spaghi, tutti insieme, e a piccoli passi trascinarono il grosso Leone addormentato fuori dal campo di papaveri, fino all’aria buona.
Ci vollero ore. Ma quando il Leone aprì gli occhi e vide chi lo aveva salvato — migliaia di topolini grandi come il suo naso — non seppe più bene che cosa pensare della parola coraggio.