Il secchio d’acqua
La Strega tenne Dorothy nel castello come sguattera, e per giorni la bambina lavò pentole e spazzò pavimenti, con il Leone chiuso nel cortile che rifiutava di lasciarsi domare.
Ogni giorno la Strega cercava di rubarle le scarpette d’argento, ma Dorothy non se le toglieva mai, nemmeno per dormire. Finché un pomeriggio la vecchia tese un filo invisibile in mezzo alla cucina: Dorothy inciampò, cadde lunga distesa e una scarpetta le volò via dal piede.
La Strega la afferrò e se la infilò, ridendo di gusto. Fu troppo. Dorothy, arrabbiata come non era mai stata in vita sua, prese il secchio dell’acqua che usava per lavare il pavimento e glielo rovesciò addosso.
Successe una cosa incredibile. La Strega mandò un grido, e poi cominciò a sciogliersi come lo zucchero nel tè: prima il cappello, poi il mantello, poi tutto il resto, finché sul pavimento non rimase che una pozza scura e le due scarpette d’argento.
«Chi l’avrebbe mai detto,» mormorò Dorothy, ancora con il secchio in mano. Poi raccolse le scarpette, se le rimise e corse a liberare il Leone.
I Winkie, il popolo giallo che la Strega teneva schiavo da anni, fecero festa per tre giorni. Poi, per ringraziare, andarono a cercare gli amici perduti: trovarono il Boscaiolo di Latta tutto ammaccato tra le rocce e i loro migliori stagnini lo raddrizzarono e lo lucidarono meglio di prima; recuperarono i vestiti dello Spaventapasseri e li riempirono di paglia fresca.
Nel castello Dorothy trovò anche il Berretto d’Oro della Strega e, senza sapere bene a cosa servisse, se lo mise in testa. Poi il gruppo si rimise in cammino verso la Città di Smeraldo, a riscuotere la promessa del Mago.