Cento anni di rovi

Nel regno, la gente chiamava la principessa addormentata Rosaspina, perché dormiva in mezzo alle spine. Su di lei correvano mille storie: c’era chi diceva che dietro la siepe ci fosse una ragazza bellissima, che dormiva da anni e non invecchiava.
Di tanto in tanto, qualche principe arrivava da lontano per tentare l’impresa. Ma i rovi erano come mani che si stringevano le une alle altre: chi provava ad attraversarli si ritrovava impigliato, con le vesti strappate e le braccia graffiate, e a fatica riusciva a uscirne. Nessuno passava. Tutti tornavano indietro senza più coraggio.
Un cavaliere, più ostinato degli altri, provò tre giorni di fila. Ogni mattina tagliava un pezzetto di siepe con la spada, e ogni notte il pezzetto ricresceva, più fitto di prima. Il terzo giorno si sedette sull’erba, guardò quel muro di spine che nessuna lama riusciva a ferire, e disse a voce alta: «Qui non serve il coraggio. Serve il momento giusto». Poi montò a cavallo e se ne andò, senza sapere quanto avesse ragione.
Gli anni scorrevano. Il vecchio re del paese vicino morì, e poi suo figlio, e poi il figlio di suo figlio. I contadini invecchiavano, i bambini diventavano nonni. La storia di Rosaspina diventava ogni anno un po’ più lontana, finché nessuno ci credette più davvero.
E la siepe restava lì, fitta e silenziosa, a custodire un castello addormentato.