La cicala e la formica

La lezione della formica

Capitolo 3 di 3

«Sono io,» disse la cicala. «La tua vicina. Ho fame, e fuori si gela. Mi presteresti qualcosa da mangiare? Ti restituirò tutto, te lo prometto.»

La formica la guardò per un lungo momento.

«Che cosa hai fatto per tutta l’estate?» le chiese.

«Ho cantato,» rispose la cicala. E poi, più piano: «Cantavo giorno e notte. Era bello.»

«Hai cantato,» ripeté la formica. «Adesso balla.»

E chiuse la porta.

Ma la formica non riuscì a tornare a sedersi. Rimase in piedi in mezzo alla sua dispensa piena, ad ascoltare il vento che soffiava fuori. Poi si voltò, prese due chicchi di grano, e riaprì la porta.

«Entra,» disse. «Ma la prossima estate lavori con me. Metà del tempo. L’altra metà puoi cantare, e io ti ascolto.»

La morale della favola è questa: c’è un tempo per divertirsi e un tempo per prepararsi, e chi dimentica il secondo rischia di perdere anche il primo. Ma chi ha di più può anche scegliere di essere generoso: non gli costa quasi niente, e cambia tutto.

Parole della storia
cicala
Un insetto che d'estate canta forte sugli alberi.
dispensa
Il posto dove si tengono le provviste da mangiare.
formica
Un insetto piccolissimo che lavora sempre e fa scorte di cibo.
olivo
Un albero con le foglie argentate, da cui si ricavano le olive.
papavero
Un fiore di campo con i petali rossi.
spoglio
Senza foglie.

Hai finito la storia!

Speriamo ti sia piaciuta «La cicala e la formica».

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