La cicala e la formica

L’inverno bussa alla porta

Capitolo 2 di 3

L’estate finì come finiscono tutte le estati: senza avvisare.

Una mattina il campo era grigio. Il vento aveva portato via le ultime spighe, la terra era dura, e faceva un freddo che entrava dentro le ossa.

La cicala si guardò intorno dal suo ramo, ma il ramo dell’olivo adesso era spoglio e non riparava da niente.

Cercò qualcosa da mangiare. Non c’era niente. Cercò ancora, sotto le foglie, tra i sassi, lungo i solchi del campo. Niente, di nuovo.

Passò un giorno, poi due. La voce, a forza di avere fame e freddo, le si era fatta sottile sottile, e cantare non le riusciva più.

Fu allora che si ricordò della formica.

Camminò a fatica fino al piccolo mucchio di terra sotto l’olivo e bussò con quel poco di forza che le restava.

La porta si aprì. Dentro faceva caldo, e c’era un odore buonissimo di grano.

Capitolo successivo La lezione della formica
Capitolo precedente Torna all'indice
Condividi