L’inverno bussa alla porta
L’estate finì come finiscono tutte le estati: senza avvisare.
Una mattina il campo era grigio. Il vento aveva portato via le ultime spighe, la terra era dura, e faceva un freddo che entrava dentro le ossa.
La cicala si guardò intorno dal suo ramo, ma il ramo dell’olivo adesso era spoglio e non riparava da niente.
Cercò qualcosa da mangiare. Non c’era niente. Cercò ancora, sotto le foglie, tra i sassi, lungo i solchi del campo. Niente, di nuovo.
Passò un giorno, poi due. La voce, a forza di avere fame e freddo, le si era fatta sottile sottile, e cantare non le riusciva più.
Fu allora che si ricordò della formica.
Camminò a fatica fino al piccolo mucchio di terra sotto l’olivo e bussò con quel poco di forza che le restava.
La porta si aprì. Dentro faceva caldo, e c’era un odore buonissimo di grano.