Pinocchio

Il Grillo Parlante e l’abbecedario

Capitolo 2 di 8

Dopo una giornata di guai, Pinocchio tornò a casa affamato e infreddolito. Nella stanza sentì un cri-cri sottile: era un vecchio Grillo Parlante che viveva su quel muro da più di cent’anni.

«Pinocchio,» disse il Grillo, «guai a quei ragazzi che disubbidiscono ai genitori e scappano di casa. Non avranno mai bene in questo mondo, e prima o poi se ne pentiranno amaramente.»

«Io domani me ne vado,» ribatté il burattino, «perché qui bisogna andare a scuola, e io non ho voglia di studiare. Voglio solo mangiare, bere, dormire, divertirmi e girare il mondo.»

«Chi fa così,» rispose il Grillo con calma, «finisce quasi sempre male. I ragazzi che non vogliono imparare un mestiere né studiare, da grandi diventano infelici.» Pinocchio alzò le spalle e gli voltò le spalle, ma quelle parole gli rimasero addosso come una spina.

Intanto Geppetto era tornato. Vedendo il burattino affamato, gli diede le uniche tre pere che aveva e lo guardò mangiare, contento, senza toccarne nemmeno un pezzetto.

«Voglio andare a scuola,» disse Pinocchio la mattina dopo, pentito. «Ma mi serve l’abbecedario.» Geppetto guardò fuori dalla finestra: nevicava, e lui aveva addosso solo la sua vecchia casacca tutta rattoppata.

Uscì così com’era e tornò poco dopo, senza casacca e con l’abbecedario in mano. «E la tua giacca, babbo?» «L’ho venduta.» «Perché l’hai venduta?» «Perché mi faceva caldo.»

Pinocchio capì al volo la bugia buona del suo babbo. Gli saltò al collo e lo baciò su tutto il viso, e per un attimo si sentì il burattino più fortunato del mondo.

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