Pinocchio

La Fata dai capelli turchini

Capitolo 5 di 8

La porta della casina bianca si aprì e Pinocchio si ritrovò al sicuro. Ad accoglierlo c’era una bambina dai capelli turchini e dal viso gentile: era la Fata, che abitava in quel bosco da tanto tempo.

Lo mise a letto, gli scaldò le mani e chiamò tre medici — un Corvo, una Civetta e il vecchio Grillo Parlante — per capire come stava. Il Grillo, che lo conosceva bene, sentenziò: «Questo burattino è un ragazzo di cuore, ma è un birbante e un testardo.»

La Fata gli portò una medicina amara in un bicchiere. Pinocchio storse la bocca. «Non la voglio, è amara!» «Bevila,» disse dolcemente la Fata, «e ti passerà tutto.» Alla fine, tappandosi il naso, la bevve d’un fiato — e in pochi minuti si sentì di nuovo forte come un pesce.

Quando fu guarito, la Fata gli chiese come mai fosse arrivato lì di notte, tutto graffiato. «E le monete d’oro che avevi?» domandò.

«Le ho perse,» rispose Pinocchio. E in quel momento il suo naso, che era già lungo di suo, crebbe di due dita.

«E dove le hai perse?» «Nel bosco qui vicino.» A questa seconda bugia il naso si allungò ancora. «Se le hai perse nel bosco,» disse la Fata, «le cercheremo insieme: nel bosco tutto si ritrova.» «Ah, ora che ci penso,» s’imbrogliò il burattino, «le ho inghiottite per sbaglio con la medicina.»

Alla terza bugia il naso diventò così lungo che Pinocchio non riusciva più a girarsi: sbatteva contro il letto, contro i vetri, contro le pareti. La Fata lo lasciò piangere e disperarsi per una buona mezz’ora, per fargli capire una cosa importante.

«Le bugie, ragazzo mio,» gli spiegò poi, «si riconoscono subito. Ce ne sono di quelle che hanno le gambe corte, e di quelle che hanno il naso lungo: le tue sono di quest’ultima specie.» Poi, mossa a compassione, batté le mani e uno stormo di picchi entrò dalla finestra e in pochi colpi di becco rimise il naso a posto.

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