I sassolini bianchi
La mattina dopo partirono all’alba. Il padre camminava davanti, in silenzio, con l’ascia in spalla e gli occhi bassi. I sette fratelli lo seguivano in fila.
Nessuno si accorse che Pollicino, ogni venti passi, lasciava cadere dietro di sé un sassolino bianco.
Camminarono per ore, sempre più dentro il bosco, dove gli alberi si facevano fitti e la luce arrivava a fatica. A un certo punto il padre si fermò. «Aspettatemi qui,» disse senza guardarli. «Vado a vedere la strada.» Si allontanò tra i tronchi. E non tornò.
Quando capirono di essere soli, i sei fratelli grandi si misero a piangere disperati. «Ci siamo persi! Ci mangeranno i lupi!» gridavano, e più gridavano più il bosco sembrava grande e nero.
«Non piangete,» disse allora Pollicino, con quella sua vocina tranquilla. «Io so la strada.»
Aspettò che la luna salisse sopra gli alberi. E quando la luce bianca filtrò tra i rami, sul terreno si accese una fila di puntini luminosi: i suoi sassolini, uno dopo l’altro, come una collana posata sul sentiero.
Camminarono tutta la notte, seguendo quei puntini, con Pollicino davanti a tutti. All’alba videro il fumo del loro camino.
Dentro casa, la madre era seduta a terra vicino alla porta, con gli occhi gonfi: non aveva chiuso occhio. Quando li vide entrare tutti e sette, uno dietro l’altro, gettò un grido e li abbracciò tutti insieme, e li baciò, e li contò tre volte per essere sicura. Il padre, in piedi sulla soglia, si coprì il viso con le mani e disse soltanto: «Perdonatemi.» E quella sera, per fortuna, ci fu anche del pane: il signore del villaggio aveva finalmente pagato la legna dell’inverno prima.