Pollicino

Le briciole di pane

Capitolo 3 di 5
La storia di Pollicino - capitolo 3

Il pane però finì presto, e la carestia no. Dopo qualche settimana la dispensa era di nuovo vuota, e una sera Pollicino sentì di nuovo i suoi genitori parlare piano davanti al camino.

Questa volta corse subito alla porta per uscire a raccogliere i sassolini. Ma la porta era chiusa a chiave.

Pollicino non si perse d’animo. La mattina, quando la madre diede a ciascuno il suo pezzetto di pane per il viaggio, lui non lo mangiò: se lo mise in tasca e lo sbriciolò piano piano, e lungo il cammino lasciò cadere le briciole dietro di sé, una manciata ogni venti passi.

Andarono ancora più lontano dell’altra volta, in una parte del bosco dove gli alberi erano vecchissimi e i rami si intrecciavano sopra le teste come un tetto. E di nuovo, a un certo punto, si ritrovarono soli.

«Non piangete,» disse Pollicino. «Ho lasciato un segno anche stavolta.» Ma quando si chinò a cercare le briciole, sul terreno non c’era più niente. Nemmeno una.

Sopra di loro, tra i rami, decine di uccellini saltellavano soddisfatti. Avevano seguito i sette fratelli per tutto il cammino e si erano mangiati la strada, briciola dopo briciola.

Per la prima volta anche Pollicino ebbe paura. Si sedette su una radice e per un momento non seppe cosa fare. Poi si alzò, si tolse le scarpe, e si arrampicò sull’albero più alto che riuscì a trovare, aggrappandosi alla corteccia con le sue mani piccole.

Da lassù guardò in tutte le direzioni. Bosco, bosco, bosco. Poi, lontanissima, in mezzo al nero, una lucina. «Una casa!» gridò scendendo. «C’è una casa, di là!» E si incamminarono verso quella luce, tenendosi per mano, senza sapere che sarebbe stato molto meglio restare tra gli alberi.

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