La casa dell’orco
La casa era grande, molto più grande di una casa normale: la porta era alta il doppio del solito e la maniglia stava dove i bambini avevano la testa. Bussarono lo stesso, perché avevano freddo e fame.
Aprì una donna dall’aria gentile e dallo sguardo spaventato. «Poveri piccoli,» disse quando li vide. «Ma non sapete dove siete capitati? Questa è la casa di un orco. E un orco mangia i bambini.»
I sei fratelli si misero a tremare. Pollicino, invece, guardò dentro: c’era un fuoco acceso, una pentola sul fuoco e, in fondo alla stanza, un tavolo apparecchiato. «Signora,» disse educatamente, «se restiamo fuori ci prendono i lupi. Almeno qui c’è una possibilità.»
La moglie dell’orco sospirò, si commosse e li fece entrare. Diede loro una scodella di minestra a testa e poi li nascose sotto un letto, al piano di sopra, nella stanza dove dormivano le sue sette figlie: sette bambine che portavano in testa, anche di notte, delle piccole corone d’oro.
Poco dopo la casa tremò: era tornato l’orco. Si sedette a tavola, annusò l’aria e brontolò: «Sento odore di bambino.» «Sarà il vitello che ho cucinato,» disse svelta sua moglie, e gli versò da bere finché l’orco non cominciò a sbadigliare.
Ma nel cuore della notte l’orco si svegliò con la voglia di controllare al piano di sopra. Pollicino, che non aveva chiuso occhio, lo sentì alzarsi.
Fu allora che gli venne l’idea. Con un dito sulle labbra, sfilò piano piano le corone d’oro dalle teste delle sette bambine addormentate e le posò sulle teste dei suoi sei fratelli e sulla propria. Poi mise i loro berretti di lana sulle bambine e si infilò di nuovo sotto il letto.
L’orco entrò al buio, senza candela, e cominciò a tastare le teste una per una. Sentì l’oro. «Ah, ecco le mie figlie,» borbottò. Poi tastò i berretti di lana e si fermò, confuso, grattandosi la testa. Rimase lì un pezzo a ragionarci sopra, ma il vino gli girava ancora in corpo e non ne venne a capo. «Domani,» decise infine sbadigliando, «domani ci capisco qualcosa.» E tornò a dormire. Appena la porta si chiuse, Pollicino rimise ogni corona e ogni berretto al suo posto, svegliò i fratelli e li portò giù per le scale in punta di piedi, fuori nella notte.