Gli stivali delle sette leghe
Corsero nel bosco finché ebbero fiato. Ma all’alba, dietro di loro, si sentì un boato: l’orco si era accorto di tutto e li stava inseguendo con i suoi stivali delle sette leghe, quelli che a ogni passo coprivano una distanza enorme.
In pochi minuti fu quasi addosso a loro. I sette fratelli si infilarono in una fenditura tra due rocce e si strinsero l’uno all’altro, senza respirare.
L’orco arrivò, si guardò intorno, non li vide. Aveva corso per mezzo bosco e gli stivali gli pesavano come macigni. Si sedette proprio sulla roccia sopra di loro, si asciugò la fronte e, senza volerlo, si addormentò con un russare che faceva tremare le foglie.
Pollicino sbucò fuori pianissimo. «Aspettatemi,» sussurrò ai fratelli. Si avvicinò all’orco addormentato e, con una pazienza infinita, gli sfilò gli stivali dai piedi.
Erano stivali magici: si adattavano a qualsiasi piede, anche a un piede piccolo come il suo. Pollicino se li infilò, fece un passo di prova… e si ritrovò dall’altra parte della valle.
Con quegli stivali fece in un’ora quello che a un uomo sarebbe costato un mese. Andò fino al palazzo del re e si offrì come messaggero: portava lettere e notizie da un capo all’altro del regno in un pomeriggio, e il re lo pagò profumatamente. Poi andò a riprendere il sacco d’oro che l’orco aveva rubato negli anni ai villaggi del bosco e lo restituì, moneta per moneta, a chi era stato derubato.
Quanto all’orco, quando si svegliò senza stivali si accorse di essere soltanto un gran mangione lento e pigro. Tornò a casa borbottando e da allora si accontentò di grandi pentole di minestra: la moglie e le sette bambine, finalmente tranquille, gli fecero promettere che non avrebbe più spaventato nessun bambino.
Pollicino tornò a casa una sera di primavera, con le tasche piene e gli stivali sotto il braccio. Da quel giorno alla famiglia non mancò mai più il pane, e i genitori — che nel frattempo avevano cercato i loro figli in ogni angolo del bosco, chiamandoli fino a perdere la voce — non li lasciarono mai più andare. E quando qualcuno, al villaggio, faceva notare quanto fosse minuto quel ragazzo, il padre rispondeva sempre allo stesso modo: «È il più piccolo dei miei figli. Ed è quello che ci ha portati tutti a casa.»
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Speriamo ti sia piaciuta «Pollicino».