La zucca accesa

Si fermarono tutti e tre nello stesso momento, senza mettersi d’accordo.
«Quella ieri non c’era,» disse Nina piano.
«Come fai a saperlo?»
«Perché ieri sono passata di qui per andare in panetteria, e ho guardato. Guardo sempre.»
La fiammella dentro la zucca si muoveva appena, e ogni volta che si muoveva la bocca storta cambiava forma: un po’ sorriso, un po’ no.
Teo si tolse i denti da vampiro e se li mise in tasca, come faceva quando la cosa si faceva seria.
«Se non ci abita nessuno,» disse, «chi l’ha accesa?»
Nessuno rispose.
Il vento passò dentro il giardino e l’erba alta si piegò tutta da una parte, con un fruscio lungo che sembrava un respiro.
Bea fece un passo indietro. Teo ne fece due.
Nina, invece, guardò meglio.
Perché dietro la zucca, dentro la stanza, c’era una luce piccola e calda — la luce di una lampada, di quelle che si accendono quando si sta aspettando qualcuno.
E allora Nina fece la cosa che nessun bambino di via dei Tigli aveva mai fatto.
Aprì il cancello.