Capitolo 2 — Mi senti?
Lo svegliò una voce.
Per un attimo pensò di averla sognata. La stanza era buia e fuori pioveva ancora. La sveglia del telefono diceva 23:04.
Poi il walkie-talkie gracchiò di nuovo, vicinissimo all’orecchio.
«…mi senti? Qualcuno mi sente? Passo.»
Era la voce di un ragazzo. Aveva più o meno la sua età, e stava cercando di non piangere.
Luca si mise a sedere di scatto. Prese il walkie-talkie con due mani. Il fruscio gli riempiva la stanza.
«Qualcuno mi sente? Sono Tommaso. Sono nel bosco. Non trovo più il sentiero. Passo.»
Luca guardò il pulsante con scritto PARLA. Poi lo premette.
«Ti sento» disse. La sua voce gli sembrò piccolissima. «Sono Luca. Dove sei?»
Silenzio. Fruscio. Poi un respiro forte, di sollievo.
«Oh, meno male. Meno male. Luca, non so dove sono. Sono uscito per cercare il cane, è scappato dietro la casa e io gli sono andato dietro, e poi ha cominciato a nevicare e non vedo più niente. Passo.»
Luca guardò la finestra. Pioveva. Era ottobre. Non nevicava da nessuna parte.
«Nevica?» chiese.
«Tantissimo. Non vedo neanche le mie scarpe. Passo.»
Luca stava per rispondere quando la voce di Tommaso cambiò. Diventò un sussurro.
«Luca. C’è qualcuno qui. Dietro di me. Quando cammino, cammina. Quando mi fermo, si ferma. Passo.»
Luca sentì il freddo arrivargli su per la schiena, fino al collo.
«Forse è il tuo cane» disse.
«No» disse Tommaso. «Il cane è davanti a me. Lo tengo per il collare.»
Poi il fruscio si alzò di colpo, fortissimo, e la voce sparì.
Luca provò a chiamare per un’ora intera. Tommaso? Tommaso, mi senti? Passo. Non rispose più nessuno.