Canale 9

Capitolo 5 — Cinquant’anni dopo

Capitolo 5 di 5

La mattina dopo smise di piovere e sulle montagne era comparsa la prima neve.

Luca aveva dormito poco e male. Continuava a pensare all’ultima domanda di Tommaso, quella a cui non aveva risposto. Chi sei. Dove sei.

Verso le undici qualcuno suonò al cancello.

Era un signore anziano, alto, con la barba bianca e un cappello di lana. Teneva in mano qualcosa avvolto in un fazzoletto. La nonna, quando lo vide, si portò una mano al petto.

«Tommaso» disse. «Tommaso Ferri. Madonna santa, quanto tempo.»

«Ciao, Giulia.» Il signore sorrise. «Sono salito a vedere la casa, prima di venderla. E mi hanno detto giù in paese che ci sono i tuoi nipoti.» Guardò Luca. Lo guardò per un tempo lunghissimo. «Tu devi essere Luca.»

Luca non riusciva a parlare.

Il signor Ferri aprì il fazzoletto. Dentro c’era un walkie-talkie arancione. Lo stesso modello. La stessa antenna. La manopola ferma sul 9.

«Nel ’76 mi sono perso nel bosco» disse piano. «Tutti credono che mi abbiano trovato per fortuna, alla cappella. Ma io lo so che non è stata fortuna. Quella notte, per radio, c’era un ragazzo che mi ha detto dove andare. Mi ha detto del Sasso del Prete, del torrente, del ponte. Mi ha fatto contare i passi. Aveva una voce come la tua.» Si schiarì la gola. «Mio fratello Piero ha sempre detto che non era lui. Che la sua radio, quella notte, non aveva mai preso niente. Nessuno mi ha creduto. Ho aspettato cinquant’anni di capire chi fosse.»

Luca guardò il vecchio walkie-talkie. Poi guardò Irene. Poi disse l’unica cosa che gli venne.

«Eri tu che non dovevi girarti.»

Il signor Ferri chiuse gli occhi e annuì. Per un momento sembrò di nuovo un ragazzo di dodici anni.

«Non mi sono girato» disse. «Mai. Neanche una volta. Ho fatto come mi hai detto.»

Rimase a pranzo. Raccontò della bufera, del cane che si chiamava Brillo, dei soccorritori, di suo padre che lo aveva stretto così forte da fargli male. Rise con la nonna di cose di cinquant’anni prima. Prima di andare, sulla porta, strinse la mano di Luca come si fa con gli adulti.

Poi, già sul vialetto, si fermò e tornò indietro di due passi. Abbassò la voce, perché la nonna non sentisse.

«Luca. Una cosa sola. Quella notte, per radio… tu l’hai sentito respirare? Quello che mi veniva dietro?»

Luca annuì piano.

«Anch’io» disse il signor Ferri. «Ogni tanto lo sento ancora. D’inverno, quando nevica.»

Se ne andò giù per il sentiero, con le mani in tasca.

Quella notte Luca mise il walkie-talkie nella scatola di latta, la scatola sotto la coperta di lana e la coperta dietro la culla di vimini, in fondo al solaio. Chiuse la botola. Tornò a letto.

Alle 23:04, dal solaio, arrivò un fruscio. Poi un respiro.

Uno solo. Lento. Molto vicino al microfono.

Parole della storia
botola
Sportello nel soffitto o nel pavimento che si apre per passare da un piano all'altro.
brina
Sottile strato di ghiaccio bianco che si forma sulle cose quando fa molto freddo.
bufera
Tempesta improvvisa di vento forte con neve o pioggia.
gracchiare
Fare un suono rauco e disturbato, come una radio o un corvo.
radioamatore
Persona che per hobby trasmette e riceve messaggi con una radio.
solaio
Spazio sotto il tetto di una casa, dove di solito si tengono cose vecchie.
torrente
Piccolo corso d'acqua di montagna, che scende veloce tra i sassi.
vimini
Rametti flessibili intrecciati per fare cesti, culle e sedie.

Hai finito la storia!

Speriamo ti sia piaciuta «Canale 9».

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