La bambina alla finestra
Dietro il vetro c’era una bambina. Dodici anni, forse meno. Capelli scuri raccolti da un nastro azzurro, un vestito di lana con il colletto bianco. Li guardava senza sorridere e senza paura: li guardava come si guarda qualcuno che si aspettava da tanto e che finalmente è arrivato.
«Torniamo indietro,» sussurrò Nadia. «Adesso.»
Ma la porta della casa si aprì da sola, con un cigolio lungo, e la bambina comparve sulla soglia con la candela in mano. Da vicino sembrava normalissima. Solo che la fiamma della candela non tremava, per quanto tirasse vento.
«Siete venuti a prenderci?» chiese.
Nessuno dei tre riuscì a rispondere subito. Poi Elisa, non sapendo che altro fare, disse la verità: «Non lo so. Abbiamo preso una corriera sbagliata.»
La bambina ci pensò su. «Non è sbagliata,» disse infine. «Quella corriera passa solo quando c’è qualcuno che deve salire. Io mi chiamo Iris.»
Li fece entrare. Dentro, la casa era calda — e questo era assurdo, perché il camino era spento e pieno di cenere fredda. Sul tavolo c’erano quattro piatti apparecchiati, con la minestra ancora nelle scodelle. Intatta. Come se la cena fosse stata interrotta un istante prima.
«I miei sono andati a vedere che cosa succedeva alla diga,» disse Iris, seguendo il loro sguardo. «Hanno detto che tornavano subito.» Fece una pausa, e per la prima volta la sua voce si incrinò appena. «È da tanto che aspetto. Non so quanto, perché gli orologi si sono fermati tutti insieme.»