Biancaneve

La casetta dei sette nani

Capitolo 3 di 6

Biancaneve bussò e, non ricevendo risposta, entrò. Dentro era tutto minuscolo e perfettamente in ordine: un tavolino con sette piattini, sette bicchierini, sette forchettine, e contro la parete sette lettini in fila.

Aveva una fame terribile. Mangiò un pochino di verdura e di pane da ciascuno dei sette piattini e bevve una goccia di vino da ogni bicchierino, per non finire la porzione di nessuno. Poi provò i lettini: uno era troppo lungo, uno troppo corto, finché il settimo le andò a pennello. Ci si sdraiò e si addormentò all’istante.

A notte fonda tornarono i padroni di casa: sette nani che passavano le giornate a scavare nella montagna in cerca di minerali. Accesero le lanterne e si accorsero subito che qualcuno era stato lì.

«Chi si è seduto sulla mia seggiolina?» «Chi ha mangiato dal mio piattino?» «Chi ha bevuto dal mio bicchierino?» Poi il settimo alzò la lanterna sul proprio letto e chiamò gli altri. Rimasero tutti e sette in silenzio a guardare quella ragazzina addormentata, e nessuno se la sentì di svegliarla. Il settimo nano passò la notte dormendo un’ora nel letto di ciascuno dei suoi fratelli.

Al mattino Biancaneve si svegliò e, vedendoli, si spaventò. Ma i nani furono gentilissimi e le chiesero il suo nome e la sua storia. Lei raccontò tutto: la matrigna, il cacciatore, la fuga.

«Se vuoi cucinare, rifare i letti e tenere in ordine la casa,» dissero i nani dopo essersi consultati, «puoi restare con noi e non ti mancherà niente.» Biancaneve accettò con le lacrime agli occhi.

Ma prima di uscire per il lavoro, il più anziano la avvertì: «Sta’ attenta a tua matrigna. Prima o poi saprà che sei qui. Non aprire a nessuno mentre siamo via.»

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