La casetta di marzapane
In mezzo alla radura c’era una casetta. E non era una casetta qualunque.
I muri erano di pan di zenzero, il tetto era fatto di tegole di torta, le finestre erano di zucchero trasparente e il comignolo era un grosso biscotto. Intorno, al posto della siepe, crescevano bastoncini di zucchero filato.
Hansel e Gretel, che non mangiavano da tre giorni, non ci pensarono nemmeno un secondo. Hansel staccò un pezzo di tetto e Gretel si mise a leccare una finestra dolcissima.
Fu allora che dall’interno arrivò una vocina sottile: «Rosicchia rosicchia topolino, chi mi rosicchia la casettina?» I bambini risposero, con la bocca piena e il cuore in gola: «È il vento, il vento, il celeste bambino!» E continuarono a mangiare.
La porta si aprì e uscì una vecchissima signora appoggiata a un bastone. I due bambini si irrigidirono, spaventati. Ma lei sorrise dolcemente, scuotendo la testa. «Poveri tesori,» disse. «Chi vi ha portati fin qui? Venite dentro, non vi farà male nessuno.»
Li prese per mano e li portò in casa. Preparò una tavola meravigliosa: latte, frittelle con lo zucchero, mele e noci. Poi rifece due lettini bianchi e morbidi, e Hansel e Gretel si sdraiarono pensando di essere arrivati in paradiso.
Ma la vecchia solo fingeva di essere gentile. Era una strega, e aveva costruito quella casa di dolci proprio per attirare i bambini. Aveva gli occhi rossi e ci vedeva pochissimo, ma aveva un fiuto finissimo, come gli animali, e sapeva sempre quando qualcuno si avvicinava.