La gabbia
All’alba, prima che i bambini si svegliassero, la strega afferrò Hansel e lo chiuse in una piccola stalla dietro casa, dietro una porta a sbarre.
Poi svegliò Gretel scuotendola. «Alzati, pigrona! Vai a prendere l’acqua e cucina qualcosa di buono per tuo fratello. È troppo magro: quando sarà bello in carne, sarà pronto.»
Gretel pianse tutte le lacrime che aveva, ma non le servì a niente. Da quel giorno dovette fare la serva: cucinare per Hansel i piatti migliori, mentre per sé riceveva soltanto gusci di gambero.
Ogni mattina la vecchia zoppicava fino alla stalla e gridava: «Hansel, allunga il dito, che sento se sei già abbastanza grasso!» Ma Hansel, che aveva capito tutto, invece del dito allungava fuori un ossicino di pollo che aveva conservato. E la strega, con quei suoi occhi rossi che non vedevano niente, si stupiva ogni volta di trovarlo ancora così magro.
Andò avanti per settimane. Finché una mattina la vecchia perse la pazienza. «Magro o grasso non m’importa più,» brontolò. «Gretel, porta l’acqua: domani si cucina.»
Quella notte i due fratelli si parlarono attraverso le sbarre, sottovoce. Gretel piangeva. «Non piangere,» disse Hansel, esattamente come quella prima notte a casa. «Adesso tocca a te. E tu sei più sveglia di lei.»
Gretel si asciugò gli occhi e rimase sveglia fino all’alba, a pensare.