La stanza che non si apre

Dentro

Capitolo 4 di 5

La mamma la trovò così alle sei del mattino, seduta per terra in corridoio con la schiena contro la porta bianca.

Stavolta non disse «è un armadio a muro».

Andò a prendere il cacciavite, si inginocchiò e cominciò a svitare i cardini, uno alla volta, mentre Chiara le teneva ferma la porta con tutte e due le mani.

Nico guardava dal fondo del corridoio, in pigiama, con l’aria di chi sa già che non succederà niente di interessante.

L’ultima vite venne via, la porta si staccò dal muro con uno schiocco secco e la mamma la appoggiò di lato.

Dentro non c’era una stanza.

C’era uno spazio stretto, profondo poco più di un braccio, tutto grigio di polvere: un armadio a muro costruito addosso alla vecchia canna fumaria del palazzo, quella che dalla panetteria di sotto saliva fino al tetto.

Sul fondo c’era una scopa senza manico, una scatola di latta vuota e un calendario del 1987 appeso a un chiodo.

E la polvere in aria brillava, perché la luce del corridoio adesso entrava dove non entrava da trent’anni.

«Ecco perché era calda,» disse la mamma. «Il forno di sotto ci passa dietro. Finché lavora, scalda tutto il muro.»

«E adesso?»

«E adesso è agosto, e il forno è spento.»

Chiara non rispose, perché stava guardando un’altra cosa.

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